46) Lutero. Il libero arbitrio non serve e neppure la legge.
Appoggiandosi all'autorit di san Paolo, Lutero afferma che non il
libero arbitrio e neppure la legge salvano l'uomo, ma solo la
grazia pu farlo. La legge aiuta l'uomo a comprendere dove stia il
male ma non ad evitarlo.
M. Lutero, W. 765-766; Clemen, pagine 266-267.

Insomma Paolo con la sua distinzione conferma ci che diciamo.
Egli divide gli uomini che stanno alla Legge in due parti: quelli
che operano in virt dello spirito e quelli che operano secondo la
carne, senza gradazioni intermedie. Egli infatti dice cos: per
le opere della Legge nessuna carne sar giustificata. Che
significa questo se non che quei cotali operano nella Legge senza
lo Spirito, in quanto sono soltanto carne, cio empii e ignari di
Dio, e tali che quelli loro opere nulla giovano ad essi? Cos,
sempre Paolo, usando la stessa distinzione, dice nella Lettera ai
Galati (3, 2): Avete ricevuto lo Spirito mediante le opere della
Legge o per avere ascoltato la predicazione della fede?. E di
nuovo nella Lettera ai Romani (3, 21): Ora all'infuori della
Legge si  manifestata la giustizia di Dio; e ancora (3, 23):
Pensiamo che l'uomo sia giustificato in virt della fede senza le
opere della Legge.
Tutto ci rende evidente che presso Paolo lo spirito viene
contrapposto alle opere della Legge, non altrimenti che a ogni
altra cosa non spiriturale e a tutte le forze e denominazioni
della carne. Ed  certo che l'opinione di Paolo coincide con la
parola di Cristo riportata in Giovanni (3, 6): Tutto ci che non
viene dallo Spirito,  carne, sia pur bello, santo, eccellente
quanto si voglia, ed anche si tratti delle pi belle opere della
legge divina, prodotte dalle pi alte forze nostre.
Occorre infatti lo Spirito di Cristo, senza il quale ogni cosa non
 che condannabile. Rimanga pertanto assodato che Paolo intende
per opera della Legge non le opere rituali, ma tutte le opere di
tutta la Legge. Rimarr in pari tempo assodato che anche nelle
opere della Legge viene condannato tutto ci che  senza Spirito.
Ma senza Spirito  quella forza del libero arbitrio, di cui noi
appunto discutiamo e che  quanto di meglio abbia l'uomo. Agire
infatti secondo le opere della Legge  ci che di pi eccellente
si possa dire dell'uomo. Non dice Paolo: coloro che sono nel
peccato e nell'empiet contro la Legge, ma: coloro che seguono
le opere della Legge, che, cio, sono pi amanti e pi zelanti
della Legge, che, oltre alla forza del libero arbitrio, hanno
avuto anche il soccorso, ossia l'insegnamento e l'incitamento
della Legge. Se pertanto il libero arbitrio, anche se aiutato
dalla Legge e nell'osservanza di questa impegnato con il massimo
sforzo, non giova a nulla e non giustifica, ma viene lasciato
nell'empiet e nella carne, che cosa si pensa possa ottenere da
solo senza neppure la Legge?.
E' la legge - dice Paolo (Rom., 3, 20) - che ci d la conoscenza
del peccato.
E qui egli ci mostra quanto, e fino a che punto, ci giovi la
Legge, evidentemente perch il libero arbitrio di per s  cos
cieco, che non conosce neppure il peccato, ma ha bisogno della
Legge che glielo additi. Ma chi ignora il peccato, come potrebbe
sforzarsi per eliminarlo? E' come dire che egli scambier ci che
 peccato per quello che non lo , e ci che non  peccato per
peccato. E ci  chiaramente comprovato dall'esperienza, la quale
dimostra quanto il mondo odii e perseguiti, nelle persone di
coloro che in esso sono gli uomini migliori e pi zelanti di
giustizia e piet, la giustizia di Dio, predicata dall'Evangelo, e
la tacci di eresia, di errore e di ogni altra colpa pi grave,
mentre va sbandierando e vendendo per giustizia e sapienza le
opere e gli intenti suoi, che sono davvero peccato ed errore. Con
quelle parole, adunque, Paolo chiude la bocca al libero arbitrio,
dimostrando che attraverso la Legge gli viene additato il peccato,
come a chi del proprio peccato  ignaro; e con ci l'apostolo 
ben lontano dal riconoscergli alcuna capacit, di sforzarsi al
bene.
Grande Antologia Filosofica, Marzorati, Milano, 1964, volume
ottavo, pagine 1142-1143.
